Il tipo di orientamento a cui faccio rifermento nella mia attività clinica è la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (Cognitive-Behaviour Therapy CBT), attualmente considerata uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici. I risultati risultano paragonabili e in alcuni casi addirittura superiori al trattamento farmacologico, soprattutto nella prevenzione delle ricadute e nel mantenimento dei risultati positivi.

Secondo tale approccio esiste una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti: non sono gli eventi in se stessi a provocare sofferenza psicologica, ma il significato che noi attribuiamo ad essi.

Del resto, lo stesso filosofo Epitteto, secoli fa affermava:

“non sono i fatti a turbare gli uomini, ma le opinioni intorno ai fatti”.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si propone, di conseguenza, di aiutare i pazienti ad individuare i pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali di ragionamento e d’interpretazione della realtà, al fine di sostituirli con convinzioni più adattive.

Tra le distorsioni cognitive più comuni vi sono:

  • Pensiero tutto o nulla (tendenza a collocare gli eventi secondo estremi opposti “o è bianco o è nero”)
  • Ipergeneralizzazione (tendenza ad estendere ad un intero settore della propria realtà caratteristiche tipiche di una singola situazione)
  • Astrazione selettiva (tendenza a concentrarsi su un aspetto particolare di una situazione, solitamente negativo, tralasciandone altri rilevanti)
  • Lettura del pensiero (convinzione di riuscire a sapere cosa pensano gli altri senza averne prove evidenti)
  • Catastrofizzazione (tendenza a prevedere esiti futuri nefasti e terribili)
  • Doverizzazione (presenza di rigidità che orienta il comportamento sulla base di imperativi come “devo assolutamente”; “si deve”; ecc.

Caratteristiche della Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale:

  • E’ scientificamente fondata: Sono numerosi gli studi che attestano l’efficacia della CBT che ha raggiunto risultati superiori o quantomeno sovrapponibili alla terapia farmacologica in particolar modo nel trattamento dei disturbi d’ansia e dell’umore.
  • E’ orientata allo scopo: il terapeuta stabilisce in accordo con il paziente gli obiettivi della terapia e il piano di trattamento e verifica periodicamente i progressi effettuati e gli scopi raggiunti
  • E’ pratica e concreta: scopo della terapia è la risoluzione di problemi psicologici concreti.
  • E’ collaborativa: terapeuta e paziente sono attivamente coinvolti nell’identificazione e nella messa in discussione di modalità di pensiero disfunzionali
  • E’ a breve termine: la durata della terapia varia in base alla gravità dei problemi presentati dal paziente.

Il cambiamento dei contenuti e dei processi cognitivi problematici non viene perseguito soltanto attraverso la riformulazione delle convinzioni disfunzionali, ma mediante numerosi e variegati metodi di intervento, diretti agli aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali.

Tra questi il training assertivo, rivolto a fornire le abilità necessarie per affrontare in modo adeguato diverse situazioni interpersonali e l’espressione di sé e dei propri bisogni, il rilassamento psicofisico, il parent-training nei casi di rapporto problematico tra genitori e figli, tecniche di esposizione a situazioni ansiogene, ecc.

Dalla nascita della terapia cognitiva negli anni ‘60 ad opera di  A.T. Beck ed A. Ellis ad oggi, sono stati sviluppati numerosi protocolli di intervento per il trattamento di svariati disturbi clinici che hanno accolto al loro interno anche tecniche e strategie derivate da altri orientamenti teorici. Questi nuovi approcci stanno influenzando notevolmente il modello cognitivo standard, soprattutto negli ultimi vent’anni, tanto che si parla spesso di terza generazione della terapia cognitivo-comportamentale.

Buona parte di questi trattamenti di terza generazione è basata sulla mindfulness, un’antica pratica meditativa di origine buddista.

Secondo John Kabat-Zinn la mindfulness consiste nel “prestare attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”.  La mindfulness non ha significati di carattere religioso o spirituale (per praticarla non è necessario aderire al buddhismo o ad altre fedi religiose) e non consiste neanche in una tecnica di rilassamento. La sua finalità è soprattutto quella di apprendere ad assumere un atteggiamento di attenzione consapevole e di apertura a tutto ciò che si presenta alla mente.

Tra i protocolli ed interventi basati sulla mindfulness assume particolare rilievo la MBCT (Mindfulness Based Cognitive Therapy): un nuovo modello terapeutico che coniuga la mindfulness con tecniche classiche della terapia cognitiva standard e che si è rivelato efficace in particolar modo nel trattamento delle ricadute nel disturbo depressivo. Ricerche recenti dimostrano l’efficacia del protocollo MBCT anche nel trattamento di disturbi d’ansiadisturbi del comportamento alimentare.